Cesate di cantiere a Milano

Evento spontaneo di “Street art” formale a Milano, attraverso le cesate di cantiere.

L’evento:

  • in quanto spontaneo, non risulta organizzato da nessuno;
  • è diffuso sull’intero territorio comunale. Le installazioni sono opportunamente indicate dalla segnaletica temporanea di lavori in corso;
  • è totalmente gratuito;
  • è temporaneo vista la durata variabile delle singole installazioni. I grandi vuoti urbani, considerata la loro presenza ormai pluriennale sul territorio, costituiscono tuttavia un valido punto di riferimento per la visita;
  • è fotografabile in tutte le sue parti (a patto di non oltrepassare le cesate stesse);
  • per essere apprezzato a pieno è necessario applicare il proprio occhio nelle fessure delle cesate e guardare;
  • non è valido ai fini del raggiungimento dei crediti formativi.
  • non interessa i cantieri della M4 per cui è stata indetta apposita procedura concorsuale per la “vestizione artistica delle cesate”.

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Resilienze urbane

“una città resiliente è quella che ha sviluppato le capacità per assorbire gli shocks futuri e gli stress alle componenti sociali, economiche, dei sistemi tecnologici e infrastrutturali attraverso processi di “evoluzione/adattamento” mantenendo riconoscibili le sue funzioni, strutture e identità”

ResilientCity.org

 

Le immagini, scattate in tempi e luoghi diversi della periferia milanese, restituiscono alcune modalità di adattamento, negli usi degli spazi aperti, da parte delle persone che li abitano.

Spazi progettati, oggetto di interventi di riqualificazione; oppure semplici elementi urbani residuali, non pensati per essere destinati a usi comuni o individuali.  Quasi sempre spazi pubblici.

Luoghi a volte reinterpretati e rifunzionalizzati da usi individuali e/o collettivi in forme di appropriazione e adattamento quali  risposte straordinarie ad emergenze urbane, sociali ed economiche.
A volte semplicemente usati con forte spirito di adattamento a contesti urbani e socio-economici complessi.
Altre volte ancora, immaginiamo, solo desiderati, da una finestra o un balcone, come fuga dall’isolamento domestico.

Elementi di resilienza urbana.

Tracce di una “città invisibile”, che inesorabilmente si appropria degli spazi di risulta dell’altra città, quella visibile, troppo spesso confinata entro i propri recinti e circoli. Parti dello stesso unico che non riescono però ad entrare in relazione, se non in modo conflittuale. “[…] come un foglio di carta, con una figura di qua e una di là, che non possono staccarsi nè guardarsi …”

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Ziz, Fiore

Foto da Google (Google e Google Street View sono marchi registrati di Google Inc. e sono utilizzati per gentile concessione).

Queste immagini provocate, utilizzando Google Street View, raccontano soltanto alcuni aspetti della città. Palermo e la Sicilia, sono una preziosissima risorsa culturale ed economica per il Paese; dovremmo tutti dare il nostro contributo per prenderci cura di questi luoghi meravigliosi.

Il nome antico di Palermo (greco: Pánormos, latino: Panormus) fu dato dai navigatori greci, ma la città è di origine fenicia e forse si chiamava in punico Ziz «Fiore».

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L’immagine provocata, a Milano

Utilizzo gli strumenti di Google, Maps e StreetView, per lavoro. Google Street View è stato lanciato il 25 maggio del 2007. Il servizio è disponibile in Italia dal 29 ottobre 2008. La cosa che mi stupisce di più è la pervasività di questa campagna fotografica di Google: è possibile raggiungere e vedere i luoghi più isolati del nostro Paese. Abbiamo a disposizione milioni di immagini fredde. Una macchina fotografica che ha immortalato in orari precisi (questo ha circoscritto i soggetti ripresi) una buona parte dello spazio urbano e non.

Come dicevo ho iniziato ad usare per necessità legate al mio lavoro questo infinito contenitore di immagini digitali raccolte da Google, fino a quando ho capito che era possibile eseguire scelte compositive puntuali. Ho provocato così le immagini, realizzando fotografie ragionate, sfruttando questo immenso patrimonio visivo. Si tratta di una esplorazione virtuale in alcuni quartieri periferici della città di Milano, alla ricerca di fotografie dentro le immagini. A seguire una prima, breve selezione di fotografie o “immagini provocate”, per realizzarle ho seguito alcuni criteri che mi hanno permesso di svolgere un lavoro logico e strutturato:

  • paesaggio milanese inedito;
  • istanti reali ed inattesi registrati dalla google-car;
  • zone di un’architettura recente e di buona qualità estetica ma socialmente modeste.

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La passeggiata

Aldo Palazzeschi, La passeggiata

– Andiamo?
– Andiamo pure.

All’arte del ricamo,
fabbrica passamanerie,
ordinazioni, forniture.
Sorelle Purtarè.
Alla città di Parigi.
Modes, nouveauté.
Benedetto Paradiso
successore di Michele Salvato,
gabinetto fondato nell’anno 1843.
avviso importante alle signore !
La beltà del viso,
seno d’avorio,
pelle di velluto.
Grandi tumulti a Montecitorio.
Il presidente pronunciò fiere parole.
tumulto a sinistra, tumulto a destra.
Il gran Sultano di Turchia ti aspetta.
La pasticca di Re Sole.
Si getta dalla finestra per amore.
Insuperabile sapone alla violetta.
Orologeria di precisione.
93
Lotteria del milione.
Antica trattoria “La pace”,
con giardino,
fiaschetteria,
mescita di vino.
Loffredo e Rondinella
primaria casa di stoffe,
panni, lane e flanella.
Oggetti d’arte,
quadri, antichità,
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26 A.
Corso Napoleone Bonaparte.
Cartoleria del progresso.
Si cercano abili lavoranti sarte.
Anemia !
Fallimento!
Grande liquidazione!
Ribassi del 90 %
Libero ingresso.
Hotel Risorgimento
e d’Ungheria.
Lastrucci e Garfagnoni,
impianti moderni di riscaldamento:
caloriferi, termosifoni.
Via Fratelli Bandiera
già via del Crocefisso.
Saldo
fine stagione,
prezzo fisso.
Occasione, occasione!
Diodato Postiglione
scatole per tutti gli usi di cartone.
Inaudita crudeltà!
Cioccolato Talmone.
Il più ricercato biscotto.
Duretto e Tenerini
via della Carità.
2. 17. 40. 25. 88.
Cinematografo Splendor,
il ventre di Berlino,
viaggio nel Giappone,
l?onomastico di Stefanino.
Attrazione ! Attrazione!
Cerotto Manganello,
infallibile contro i reumatismi,
l?ultima scoperta della scienza !
L?Addolorata al Fiumicello,
associazione di beneficenza.
Luigi Cacace
deposito di lampadine.
Legna, carbone, brace,
segatura,
grandi e piccole fascine,
fascinotte,
forme, pine.
Professor Nicola Frescura:
state all?erta giovinotti !
Camicie su misura.
Fratelli Buffi,
lubrificanti per macchine e stantuffi.
Il mondo in miniatura.
Lavanderia,
Fumista,
Tipografia,
Parrucchiere,
Fioraio,
Libreria,
Modista.
Elettricità e cancelleria.
L?amor patrio
antico caffè.
Affittasi quartiere,
rivolgersi al portiere
dalle 2 alle 3.
Adamo Sensi
studio d?avvocato,
dottoressa in medicina
primo piano,
Antico forno,
Rosticcere e friggitore.
Utensili per cucina,
Ferrarecce.
Mesticatore.
Teatro Comunale
Manon di Massenet,
gran serata in onore
di Michelina Proches.
Politeama Manzoni,
il teatro dei cani,
ultima matinée.
Si fanno riparazioni in caloches.
Cordonnier.
Deposito di legnami.
Teatro Goldoni
i figli di nessuno,
serata popolare.
Tutti dai fratelli Bocconi !
Non ve la lasciate scappare !
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Bar la stella polare.
Assunta Chiodaroli
levatrice,
Parisina Sudori
rammendatrice.
L?arte di non far figlioli.
Gabriele Pagnotta
strumenti musicali.
Narciso Gonfalone
tessuti di seta e di cotone.
Ulderigo Bizzarro
fabbricante di confetti per nozze.
Giacinto Pupi,
tinozze e semicupi.
Pasquale Bottega fu Pietro,
calzature…

– Torniamo indietro?
– Torniamo pure.

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Casa Bossi, Novara

Testo e foto © Giovanni Cecchinato

Parto dalle informazioni che trovo su  Wikipedia a proposito di Casa Bossi.

“L’edificio venne commissionato nel 1857 ad Alessandro Antonelli da Luigi Desanti, nobiluomo corso, che aveva acquistato a Novara il fabbricato settecentesco appartenente alla marchesa Amalia Coconito di Montiglio, situato nell’antica contrada di Sant’Agata. Alessandro Antonelli dallo stesso anno iniziò i lavori di modifica e di ampliamento dell’edificio, completando la facciata nel 1859. Un importante descrizione sul fabbricato ci è dato da un documento notarile del 1864, anno in cui Luigi Desanti ipotecò l’edificio a favore dell’ospedale Maggiore della Carità di Novara. Nel 1865 le costruzioni adiacenti all’edificio furono definitivamente demolite, rendendo così possibile il prolungamento di via Pier Lombardo direttamente sul baluardo. Iniziarono quindi i lavori di rifinitura della facciata laterale, sulla quale si apre il portone di entrata principale. Nello stesso anno morì il committente e l’edificio venne ereditato dalle tre figlie, Carlotta Talenti, Luigia Penazzo e Bianca Merialdi, che quindici anni dopo, il 29 dicembre del 1880 vendettero la proprietà al cavaliere Carlo Bossi. Nel 1927 Carlo Bossi lasciò in eredita l’edificio al figlio Ettore, ed alla figlia Emma Bossi Acerbi Bertone. Nel 1935 gli fu affiancato sulla facciata settentrionale un nuovo corpo di fabbrica che ne nascose interamente le decorazioni. Furono inoltre aggiunti balconi di raccordo fra Casa Bossi e il nuovo edificio. Alla morte di Ettore Bossi, avvenuta nel 1951 l’edificio passò al “Civico istituto Dominioni”, che nel 1970 ne vendette la maggior parte degli arredi all’asta. Il degrado della costruzione costringe al rifacimento della copertura nel 1999; arredi e decorazioni vengono asportati da incursioni vandaliche e alcune entrate sulla facciata principale verso il giardino vengono chiuse. La casa fu protagonista insieme ai suoi abitanti e frequentatori di un romanzo di Sebastiano Vassalli intitolato Cuore di pietra (romanzo)”

Il mio incontro con i responsabili del “Comitato d’Amore per Casa Bossi” è stato un fortuito caso ad una mia esposizione a Piacenza.  In quel contesto ci è venuto spontaneo pensare di trovarci a Novara per vedere come potevo interpretare questo edificio che ha molte storie da raccontare.

Mi è piaciuta innanzitutto l’energia con la quale questo gruppo di persone tenta di tenere in vita questa splendida costruzione che sarebbe andata perduta o diventata fatiscente se non ci fosse stato il loro intervento.

Il mio incontro con Casa Bossi è stato corto e in una giornata di febbraio, che “uggiosa” è dire poco; e nel mio dover estrarne gli aspetti architettonici globali ho riscontrato delle difficoltà dovute sopratutto al tempo… ecco che allora, ho deciso di raccontare anche gli interni nelle loro peculiarità. Segni, emozioni, retaggi, passione per il decoro, un antico fasto, rimasto anche se arrugginito ….

Insomma un connubio di come una dimora di natura condominiale dovrebbe essere per viverla appieno.  Un pensiero lungimirante di un architetto tra i meno celebrati del periodo neoclassico italiano.

Qui allego la descrizione dell’edificio che offre il sito dedicato www.casabossinovara.com

“Casa Bossi non è solo un monumento assoluto frutto dell’avveniristica genialità architettonica di Alessandro Antonelli, capace di unire lo splendore del neoclassicismo alla composta eleganza dell’ottocento, ma un vero e proprio luogo del cuore della Novara d’altri tempi.
Di fronte ad essa si dischiude il maestoso panorama delle Alpi, mentre alle spalle, a pochi metri dal centro storico, svetta il simbolo maggiormente conosciuto di Novara, la Basilica di San Gaudenzio con l’imponente cupola, anch’essa opera dell’architetto Antonelli, che insieme alla Mole Antonelliana di Torino è tra gli edifici in muratura più alti del mondo. 
L’orientamento planimetrico della Casa non allineato con il viale alberato su cui si affaccia, ma ruotato per migliorare il soleggiamento della facciata Ovest è la testimonianza di una sensibilità progettuale già improntata ad armonizzarsi con le condizioni ambientali e quindi in qualche modo già incline ad una eco-sostenibilità ante litteram. Il fabbricato, con una superficie complessiva di 6.500 mq e circa 200 stanze, è un esempio straordinario di tecnica costruttiva grazie alla struttura basata su fulcri portanti che sostengono soffitti a volta molto ribassati. In tal modo viene anticipata con l’antica tecnica della muratura una versatilità costruttiva che nei paesi più industrializzati d’Europa si cominciava a realizzare in quegli anni solo con il ferro e il cemento armato. Con raffinate soluzioni estetiche gli spazi della Casa presentano un ricco apparato decorativo, oggi segnato dal tempo e reso unico da straordinari effetti delabrè. Gli ampi spazi e la suggestiva ubicazione ne hanno fatto, e ne faranno certamente anche in futuro, un “teatro” naturale di manifestazioni ed attività di diversa natura che rinsalderanno la storia del monumento al tessuto sociale cittadino. “

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Parco agricolo sud: la natura dell’uomo

Testo e foto di: arch. Karen Anyabolu

Il percorso attraversa la pianura per circa 15 km e intende raccontare la più o meno impattante presenza dell’uomo in questi luoghi apparentemente piatti e monotoni. Si vogliono evidenziare i diversi elementi che, al di là delle coltivazioni e della natura, caratterizzano questi spazi: dalla rete elettrica, un segno minimo, alle cascine coloniali che vanno a costruire strade e piazze al loro interno, agli imponenti silos, ai cimiteri lontani dai centri abitati… Le immagini rendono protagonisti questi elementi che risaltano nello spazio.

Ciò che costruisce la fotografia sono le geometrie, i volumi e il rapporto tra essi; si avverte una tensione tra gli oggetti/soggetti in sospeso nello spazio aperto dei campi coltivati. A dare forza a queste composizioni e disposizioni si ritrova il ritmo e la scansione dell’orizzonte e del cielo negli elementi naturali quali sono gli alberi che per la loro forma e per la loro posizione concorrono con le costruzioni al disegno del paesaggio.

Altro elemento ripreso è la strada: non la strada del tessuto urbano compatto che risulta essere lo spazio tra un edificio ed un altro, ma all’inverso, è la parte evidentemente artificiale tra le distese verdi. Nonostante il paesaggio orizzontale e pianeggiante che la potrebbe nascondere, la strada è comunque un elemento molto forte nel territorio.

Il percorso presenta un andamento particolare. Inizialmente è più veloce, riprende gli elementi nel territorio differenti tra loro, come a documentare la storia e le caratteristiche di un luogo; andando avanti il “viaggio” rallenta sempre di più, si acquisisce una visione sempre più attenta agli spazi e a i luoghi che si vengono a creare, al paesaggio che cambia solo spostandosi di qualche decina di metri.  E’ uno scendere e introdursi nel luogo man mano acquisendo sempre più consapevolezza e stringendo un rapporto col luogo.

 

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