deframmentazione città rigida

Cosa succederebbe se si riuscisse ad applicare l’operazione nota in informatica come deframmentazione alle nostre città? Considerando ogni spazio abitativo (alloggio, ufficio, negozio, ecc.) presente sul territorio proprio come un file presente sull’hard disk di un pc e avviando un processo di ottimizzazione dello spazio della città-disco.

Nella sola città di Milano sono 273 gli edifici in disuso, divisi equamente tra residenze, terziario, produttivo e aree dimesse. Una quarantina sono quelli pubblici. Il resto appartiene ai privati. A questi si devono aggiungere gli scali ferroviari e le caserme (che non rientrano pienamente nella categoria). Considerando poi anche gli alloggi privati si contano più di 60mila alloggi vuoti, di cui 40mila sul mercato (tra affitto e vendita) e gli altri 20mila sfitti (stima di Scenari Immobiliari). Confidiamo nel nuovo regolamento edilizio del Comune di Milano e nella sua futura entrata in vigore  che a proposito prevede un’innovativa norma per disincentivare l’abbandono degli edifici con una gradualità di azioni da parte del Comune.

La città intanto continua il suo processo di trasformazione e crescita, sia in altezza che in estensione territoriale, con la tendenza diffusa a procedere per addizione di singole parti, disinteressandosi a volte dei contesti storicizzati e delle identità in essi radicate, generando spesso una sovrapposizione cacofonica di segni nel tessuto urbano di sempre più difficile comprensione.

E’ opportuno in qualità di politici, di operatori, di tecnici e di singoli cittadini comprendere l’importanza del recupero degli spazi esistenti  (siano essi grandi aree urbane dismesse o singoli edifici in disuso). Interpretare le dinamiche critiche di cambiamento in atto sul territorio e capire di conseguenza quali dovrebbero essere le priorità d’intervento dei programmi strategici di riqualificazione urbana e dei singoli progetti di trasformazione edilizia.

A titolo esemplificativo abbiamo intrapreso un attraversamento della città di Milano, dal centro verso la prima periferia, lungo corso di Porta Vittoria  e Corso XXII marzo, una delle radiali e dei tracciati storici di Milano caratterizzata da una edificazione a cortina con destinazione mista a residenza, uffici ed attività commerciali diffuse al piede degli edifici, che caratterizzano il tracciato come Corso commerciale. La nostra attenzione, oltre le vetrine dello shopping, è indirizzata alla fitta  cartellonistica di messaggi di vendesi e affittasi di locali (ad uso residenziale, terziario e commerciale);  alla presenza di diversi edifici in chiaro stato di disuso; agli importanti processi di trasformazione edilizia ed urbana in corso di realizzazione.

Completiamo l’itinerario nell’ex scalo di Porta Vittoria. Ci voltiamo, forse per la prima volta, indietro verso il centro, non comprendendo a pieno il significato, di questo scenario di torri di cantiere misto a nuovi e vecchi edifici che costituiscono il paesaggio urbano della città che cambia.

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Una risposta a deframmentazione città rigida

  1. De_Reiziger ha detto:

    blog bellissimo ed analisi molto interessante, complimenti

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