Abusi vista mare

Testo e foto di: Antonella Berlen

Sulla litoranea Bari Monopoli, all’ingresso di Mola, se guardi alla tua sinistra, le vedi. Numerose palazzine a rustico, in stato di completo abbandono che,  su una striscia di terra quasi costa,  a finestre completamente aperte, come occhi forzatamente spalancati e senza riposo, da decenni guardano il mare.

Alcune, tra le più prossime all’acqua, a mirarle da una certa distanza,  su quel mare  paiono quasi adagiate.

Sono là,  immobili, dal lontano ’96, anno in cui furono bloccati i lavori di edificazione, a seguito del sequestro operato sull’area, nel febbraio dello stesso anno, dalla Procura della Repubblica di Bari.

Quei fabbricati erano  stati abusivamente innalzati in violazione della legge ma con piena e consapevole autorizzazione dell’intero apparato politico amministrativo locale, che in un consiglio comunale dell’Aprile 1992  sulla realizzazione di quegli immobili aveva raccolto l’accordo di tutti i consiglieri presenti e votato  all’unanimità la realizzazione di quelle palazzine ricadenti all’interno dei trecento metri dalla costa che la legge Galasso, già in pieno vigore all’epoca,  salva da costruzioni edili di qualsiasi genere.

L’iter processuale,  dopo vari gradi di giudizio,  si è concluso nell’aprile 2013 con l’emissione,  da parte della Cassazione penale sez. III, della sentenza passata in giudicato,  n° 17066  che  riconferma la confisca delle costruzioni e dei suoli, già sancita dalle precedenti sentenze di primo ( 2009 ) e secondo grado ( 2011 ),  trasferendo la titolarità e l’obbligo di abbattimento degli immobili al Comune di Mola.

Ad oggi quelle palazzine sono tutte  lì, e tanto ancora ci rimarranno, con il degrado accessorio, la deturpazione della costa e del paesaggio, le occupazioni illecite e l’abbandono dei rifiuti che negli anni  si son portate dietro, a testimoniare la storia di un abuso edilizio che ha influito pesantemente sulle condizioni economiche di intere famiglie a volte conniventi altre semplicemente colpevoli di essersi affidate a tecnici e a politici poco attenti all’osservanza della legge e al rispetto di una corretta dimensione urbana, sociale e paesaggistica.

Sono stanche quelle finestre di guardarlo, il mare. Stanche di ricevere le visite notturne di ospiti di passaggio e di gente in cerca di spazi isolati per fare il proprio. Vergognose, di occupare spazi una volta di bambini in gioco. Ma, fermamente impegnate a testimoniare incessantemente  il dolo di tecnici, politici  e semplici cittadini che per quelle finestre sul mare hanno offeso pesantemente, calpestandola, la dignità di un intero territorio.

 

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