Ai confini di Expo

A distanza di un anno dal primo servizio su Expo Milano 2015 (vedi Cantiere Expo 2015 ), con cui iniziava l’esperienza di BeautyItaly, ed a poco più di due mesi dall’inizio dell’evento, presentiamo un nuovo itinerario che segue il perimetro dell’area destinata ad ospitare le nuove strutture espositive. Dopo che le immagini dei cantieri e dello stato di avanzamento dei lavori sono state ampiamente divulgate dai mezzi di informazione, proviamo invece ad interrogarci sulle relazioni con il contesto urbano esistente.

Quello di Expo è un margine  fisico e sociale. Un recinto che separa il luogo dove è possibile sperimentare nuove architetture, da quei luoghi in cui la città reale, governata dalle sue leggi ed ispirata dai suoi modelli, continua il suo processo di contraddittoria trasformazione.

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Il paesaggio urbano al contesto risulta fortemente delimitato da strade ad alto scorrimento e ferrovie, che intercludono l’area in un recinto infrastrutturale invalicabile. Certo non un disincentivo all’uso dell’automobile per raggiungere il sito durante i mesi dell’evento e di sicuro un serio problema per il dopo.

Dal punto di vista insediativo il contesto è caratterizzato in prevalenza dalla presenza di un tessuto insediativo industriale. Capannoni e magazzini, spesso abbandonati; edilizia residenziale intensiva in stato di degrado; diversi edifici a torre, da quelli mai occupati edificati alla fine degli anni ’80 dal gruppo Ligresti, alle più o meno recenti torri a destinazione ricettiva e terziaria. Poi le strutture eccezionali del carcere di Bollate e del polo fieristico di Rho.

Cosa sarebbe stata Expo se invece dell’assurda lotta contro il tempo per riuscire a costruire temporanee – estemporanee strutture all’interno del sito si fossero utilizzate le strutture esistenti, come il nuovo polo fieristico, e se il fuori expo avesse privilegiato il recupero e la valorizzazione dei tanti immobili in disuso sia al contesto sia nel resto della città? (vedi Deframmentazione città rigida  ).

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Forse sarebbe potuta essere una reale occasione di rigenerazione urbana per Milano. Invece il rapporto con la città, il progetto Expo lo ha rimandato ad altri luoghi, ed altre sono le dinamiche in atto, con progetti ridimensionati, in ritardo e cantieri ancora aperti. (Vedi Fuori Expo ).

Il confronto con i temi della rigenerazione urbana e della proposta di nuovi modelli di sviluppo sostenibile delle aree urbanizzate del Pianeta, non è stato invece affrontato con coerenza fin dall’inizio, con la scelta di edificare su un area agricola, riproponendo logiche e modelli insediativi classici del passato, non certo congruenti con la grandezza del tema dell’esposizione “nutrire il Pianeta energia per la vita”.

Da una parte l’autoreferenzialità dell’architettura, confinata appunto in un recinto, che rinuncia di confrontarsi con la città esistente, con le sue problematiche. Dall’altra la miopia dei processi di governance di accettare la sfida di un progetto più audace, di cogliere l’opportunità dell’evento e formulare nuove proposte per nuovi modelli di sostenibilità insediativa.

Rimane ancora aperto l’importante tema del dopo Expo, legato all’utilizzo delle aree e degli immobili nel sito, tutt’altro che risolto. Con la speranza di una eredità tematica e di una destinazione magari a Parco Urbano della Conoscenza.

Nel frattempo non resta che acquistare il biglietto per potersi godere lo spettacolo, nel parco architettonico dei futuristici padiglioni atterrati dalle diverse nazionalità. E soprattutto impegnarci attivamente nel promuovere e migliorare il nostro Bel Paese ed i suoi territori, fotografando e ragionando sui tanti problemi aperti.

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4 risposte a Ai confini di Expo

  1. roberto ha detto:

    Interessante ed efficace prospettiva del tema dello sviluppo urbano in Italia ed in particolare sotto il vessillo dei “grandi eventi”. All’insostenibilita’ della scelta di consumare territorio agricolo per promuovere il tema globale del cibo alla deprecabile logica della convenienza speculativa.

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